Psicoterapia

Ore ed ore di lavoro e ancora mi sorprendo delle capacità umane e delle risorse. Ieri sera mi domandavo cosa scrivere oggi, pensavo, mi piacerebbe raccontare le storie dei miei pazienti e poi mi soffermavo su un elemento, il Tempo. Credo che sia importantissimo nella propria vita trovare il proprio, sembra ovvio ma non lo è. Ci impegnamo a ipotecare e a controllare il tempo futuro mangiandolo con ansia, prima di averlo consumato e rimaniamo attaccati a cose passate immaginando di essere in un tempo che è lontano. Quando siamo nel nostro ritmo con armonia si aprono nuovi spazi, dove la figura e lo sfondo si definiscono come un pesce e il mare e si co-costruiscono insieme e sono liberi.

Maria, dopo il trauma della violenza con il tempo, ha riiniziato a volare; insieme abbiamo fatto delle cose, nonostante tutto quello che le è capitato lei è disponibile a fidarsi e poi è successo che ci siamo sentite, contattate e ci siamo volute bene come accade quando si scende di livello, si va più in basso, nel profondo, dove il dolore toglie il respiro prima di sciogliersi nel calore delle lacrime.

Gilberto aveva paura di morire e di vivere, poi ha fatto una corsa intorno al palazzo e ha capito che le sue gambe erano forti e avrebbero tenuto, ha riconosciuto l’amore per la sua donna, è diventato più bello, già lo era, ma lui ancora non lo sa.

Francesca è rimasta vedova da giovanissima di un amore rubato dal cielo in un attimo di un tiepido pomeriggio. Lei è volitiva, sensibile, intelligente, sta imparando tutto adesso e tiene per mano la sua bambina. Si vogliono bene e stanno crescendo insieme. Lei mi ricorda come tutto può succedere in un attimo. Io le ammiro e ci sono. Francesca e la bimba danno molto più valore alla vita da quando hanno vissuto il trauma.

Giovanni se ne è andato per la sua malattia. L’ultima parte della sua vita non poteva quasi più parlare, ma si faceva capire come non era quasi mai riuscito a farlo prima. Lo faceva con gli occhi, indicando i nomi sul cellulare e sognando il suo nipotino.

Nel gruppo avevo chiesto a Giorgio di immaginare di corteggiare una ragazza. Lui ha molte resistenze, è timido e non succedeva niente c’era un clima giocoso, io l’ho incoraggiato a dire qualcosa di sé alla ragazza e lui si guardava le scarpe imbarazzato, una del gruppo ha detto “bè puoi dirgli che porti il 40!” abbiamo riso a crepapelle e lui con noi, la tensione si è sciolta e dopo ha fatto una delle più belle dichiarazioni che abbia mai sentito, dicendo che lei era una ragazza piena di fascino e di mistero e che lui l’aveva sempre notata… Immagino che tutte le donne siano state bonariamente invidiose, io sicuramente.

Nadia è ritornata da me in terapia dopo 20 anni e lo sballo è ormai alle spalle; le sue immagini colorate e in bianco e nero riempiono la stanza, scatti sognati, temuti, arrabbiati, poetici. Quando l’ho rivista, quando è ri- entrata nello studio avevo la salivazione azzerata mi batteva il cuore, mi ha confessato che anche per lei era lo stesso, la prima volta la seduta è durata solo pochi minuti. Non mi ero resa conto che la stavo aspettando, insieme al sole di cartapesta che mi aveva regalato da ragazza e poi lei si è fidata della vita e, scatto dopo scatto, andiamo avanti.

Viola aveva poco più di venti anni e suo padre è morto e non era il primo a lasciarla era già capitato con un altro affetto, il primo fidanzato. Viveva nel terrore delle malattie e ancora ci pensa e poi è arrivata, con tanto impegno anche di Emanuele, la piccolina, con quegli occhi identici alla mamma grandi espressivi, la guarda, ride, gorgheggia. Mi ricordo quando mia figlia era piccola, mi ricordo di Viola le prime volte che l’ho vista, ora è una donna e una mamma come me.

Le persone che ho conosciuto sono tante; è bello esserci con gli uomini e con le donne che nascono crescono e volano!!!

Ho tagliato un albero malato che era nel mio piccolo giardinetto, adesso si vede tanto il cielo ed è bellissimo, gli uccelli si muovono rapidi.

Un grazie dedicato a tutti i miei pazienti.